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Pubblicato il: 11/01/2023   

VI ASPETTIAMO AL QUARTO INCONTRO DEI «GIOVEDÌ CULTURALI A CURA DI LAURA AGNOLETTO BAJ»

VI ASPETTIAMO AL QUARTO INCONTRO DEI «GIOVEDÌ CULTURALI A CURA DI LAURA AGNOLETTO BAJ»

Non perdetevi il 4° incontro dei “Giovedì culturali a cura di Laura Agnoletto Baj” che si terrà giovedì 12 gennaio.

Il ciclo di incontri di approfondimento del tema Il design come cartina tornasole della nostra società”  è organizzato dall’assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’Associazione Pro Loco San Giorgio su Legnano.

L'argomento della quarta serata è:
Design usa e getta: una trappola da cui scappare.

"La produzione crea non soltanto l’oggetto ma anche il soggetto, cioè crea il consumatore. (K.Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-58).

 Ho 3 domande da cui partire:

1) design usa e getta, ma getta dove?

2) l’usa e getta costa poco: ma quanti tipi di costi conosciamo?

Il costo relativo al nostro portafoglio: quanto mi costa un certo prodotto.

Il costo alla società (biglietti del tram, ticket medicine...cioè costi che noi sosteniamo ma solo in parte, l’altra parte la sostiene la società).

Il costo dell’ambiente (il costo che noi sosteniamo per compare 1 Kg di carne non ha una relazione con il costo ambientale da cui quel Kg di carne dipende sia per l’uso dell’acqua, l’emissione di CO2 legata a tutti gli animali ma in particolare ai ruminanti, i disboscamenti selvaggi necessari per creare campi di soia per nutrire le mucche etc..; lo stesso concetto vale per i prodotti di moda che noi paghiamo poco ma che è prodotta nei paesi dove la mano d’opera viene sfruttata mettendo anche a rischio la salute dei lavoratori,  spesso anche bambini e senza alcun attenzione all’ambiente inquinando le falde acquifere; quegli stessi prodotti poi viaggiano per migliaia di Km su navi super inquinanti etc.).

3) che cos’è il contrario dell’usa e getta? Lo sharing, non possiedo ma condivido.

 Il primo oggetto usa e getta ha quasi 200 anni nel 1827 fu creato il primo colletto removibile. Hanna Montaguè viveva a Try (NY) ed era stufa di lavare e stirare e inamidare una camicia al giorno per il marito, così tagliò il colletto e inventò il colletto removibile che fu poi fatto anche di carta diventando uno dei primi oggetti usa e getta, però essendo in carta aveva un valore inquinante molto basso.

Nel 1908 Samuel J. Crumbine, un ufficiale sanitario, notò che condividere lo stesso mestolo per bere faceva ammalare spesso i soldati e vietò questa pratica, 2 uomini d’affari colsero l’occasione e crearono il bicchiere di carta. 

Nel 1903 King Camp Gillette inventa un sistema per produrre lamette economiche e commercializza la prima lametta usa e getta, in questo modo il manico etc venivano riutilizzati e la sola lametta, che era l’elemento che necessitava di una grande igiene, veniva utilizzata una o poche volte per essere poi sostituita. 

70 anni dopo Marcel Bich applico questo concetto dell’usa e getta all’intero rasoio. Questo esempio sottolinea molto bene come da un’ottima idea e cioè la lametta usa e getta che preveniva anche infezioni, si sia poi arrivati alla follia, così io la definisco, di produrre un oggetto in plastica, che è di per se un materiale indistruttibile, per essere utilizzato una sola volta e poi gettato via, anche se già si sapeva che plastica è difficile “da gettare via”.

Il concetto di una “società usa e getta” fu pubblicizzato per la prima volta su Life Magazine il 1 agosto 1955 e si mostrava con un’immagine particolarmente liberatoria in quanto gli oggetti usa e getta fanno risparmiare tempo soprattutto nelle faccende domestiche, e questo è un dato incontrovertibile. 

Pensiamo alle festicciole con piatti e bicchieri di plastica, in un attimo tutto viene messo in un sacco e gettato via… ma tornando alla prima tra le 3 domande iniziali, dove viene gettato… soprattutto visto che la plastica è un materiale molto resistente, quasi indistruttibile?

L’Africa, la Cina le Filippine… sono le nostre discariche ecco dove sono finiti per oltre un secolo le nostre pattumiere piene di oggetti usa e getta.

Molti dei nostri prodotti finiscono poi in mare ed è così che sono nate enormi isole galleggianti pieni di oggetti fuoriusciti dal naufragio di numerose navi cargo e anche di tutti i materiali di scarto che i fiumi riversano nel mare.

La Great Pacific garbage patch è un’isola galleggiante di oggetti in plastica grande come il Texaas 

La North Atlantico garbage patch è un’altra isola galleggiante di oggetti in plastica.

La tragedia di queste isole è rappresentata anche dal pericolo per gli animali, sia pesci che uccelli che vivono in queste aree.

Anziché biodegradarsi la plastica si fotodegrada, ovvero si disintegra in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono.

Il galleggiamento delle particelle plastiche, ne induce l’ingestione da parte degli animali planctofagi e ciò causa l’introduzione di plastica nella catena alimentare."

Laura Agnoletto Baj


Vi aspettiamo alle ore 21 nella sala consiliare, piazza IV Novembre 7!


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